News » Vincenzo Politano è il vincitore del Premio Ugo Betti per la drammaturgia 2026

Il Premio Ugo Betti per la drammaturgia 2026 viene assegnato a Il Consolo – liturgia per corpi affamati di Vincenzo Politano, giovane autore di San Martino Sannita (BN).

La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 6 giugno 2026 nell’Auditorium dell’Accademia della musica di Camerino alla presenza del Sindaco di Camerino Roberto Lucarelli, del Presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche Gianluca Pasqui, del prof. Simone Rodolfo Masera in rappresentanza del Rettore Unicam e da Francesco Rosati, direttore tecnico-scientifico del Centro studi teatrali e letterari Ugo Betti, organo dell’Amministrazione comunale composto anche da Angela Amici, Carla Carotenuto e Sonia Cavirani che ha predisposto il bando della XX edizione del Premio, approvato con Deliberazione della Giunta comunale n. 135 del 1° ottobre 2025.

Moderatrice della cerimonia è stata Donatella Pazzelli, segretaria del Centro studi teatrali e letterari Ugo Betti.

Carla Carotenuto, componente Centro studi teatrali e letterari Ugo Betti, ha trattato l’argomento della solitudine nella produzione bettiana (drammi, novelle e poesia) con Massimo Raiconi che ha dato voce al testo “Solitudine” tratto da Ugo Betti, Novelle inedite e altri scritti a cura di Carla Carotenuto e al monologo di Giacomo atto III del dramma Acque turbate (1948) di Ugo Betti.

La giuria della XX edizione del Premio Ugo Betti per la drammaturgia è composta da Paolo Quazzolo, professore associato di Storia del Teatro presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste (presidente); Maddalena Giovannelli, docente di Storia del Teatro e Comunicazione Teatrale presso l’Università della Svizzera Italiana; Graziano Graziani, scrittore, critico teatrale e conduttore di Fahrenheit (Rai Radio 3); Sergio Lo Gatto, docente di Teatro e Scrittura – Metodologie della critica del teatro e dello spettacolo presso l’Università Sapienza di Roma, critico teatrale, direttore responsabile della testata Teatro e Critica, drammaturgo; Gilberto Santini, direttore dell’AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali) e Anna Sica, docente ordinario in Discipline dello Spettacolo – Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo.

Alla scadenza del bando prevista per il 16 marzo 2026 sono pervenuti 66 opere che hanno affrontato il tema prescelto: La solitudine. Gli autori hanno delineato una partecipazione diffusa sull’intero territorio nazionale e con presenze internazionali.

Proprio il presidente Quazzolo ha parlato dei lavori della giuria di questa edizione e dopo aver proclamato il vincitore ha letto la motivazione.

Il Premio “Ugo Betti per la drammaturgia” – XX Edizione (2026), è assegnato all’unanimità a Il Consolo – liturgia per corpi affamati di Vincenzo Politano, per l’originalità e la maturità di una scrittura che affronta il tema della solitudine attraverso la prospettiva contemporanea dei disturbi alimentari.

Costruito secondo una originale struttura “liturgico-culinaria”, il testo intreccia frammentazione drammaturgica, glossario gastronomico e ritualità del linguaggio, trasformando il cibo in un tragico surrogato dell’affetto e della comunicazione.

La lingua, tesa, sperimentale e rigorosa, alterna registri differenti – dal dialetto ai codici diagnostici, fino alle parole censurate o spezzate – dando forma grafica e sonora all’isolamento dei personaggi e ai pensieri che non riescono a trovare voce.

L’autore mostra capacità di coniugare ricerca formale, profondità tematica, ma anche consapevolezza delle specificità della scrittura per il teatro: Il Consolo contiene infatti al proprio interno una compiuta visione teatrale, che interroga i codici della rappresentazione, e instaura una interessante dialettica con la tradizione.

Il rito antico del cibo offerto nel lutto diventa in questo caso l’estremo tentativo di costruire un legame con l’altro, un ponte fragile tra il desiderio di prossimità e il silenzio dell’abbandono. Ne emerge un’opera intensa e necessaria, capace di interrogare con profondità alcune delle più dolorose fragilità del presente e di lasciare un segno profondo.

Fabio Pisano in conclusione ha parlato del suo lavoro Il numero esatto, testo vincitore del Premio Ugo Betti per la drammaturgia nel 2024, che è andato in scena alle 21:15 nell’Auditorium Benedetto XIII con la regia di Martina Badiluzzi e con Alessandra Borgia (Seconda madre), Francesca Borriero (Gestante) Anna Carpaneto (Alice), Federica Carruba Toscano (Tata) Giulia Weber (Prima madre).

Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame? Queste le domande dolorose e necessarie al centro di questo testo.

Il numero esatto è una drammaturgia scritta a partire da un fatto di cronaca realmente accaduto; racconta di Alice, che a vent’anni apprende di non essere figlia di sua madre; Alice a vent’anni apprende di essere figlia biologica di una donna, di essere stata partorita da una gestante e cresciuta per il primo anno di vita, da una tata; Alice a vent’anni si sente in un pozzo; ha bisogno di sentire le voci, le voci delle donne che hanno a che fare con la sua nascita; ma la ricerca si scontra con una donna senza desideri e soprattutto con la guerra, la guerra che ha invaso – poco dopo la sua nascita – la città in cui è nata e che sarà decisiva, nella sua ricerca. E saranno decisive le voci di ogni donna, voci che non le faranno capire nient’altro che s’è sempre figlie di qualcuno. O di qualcosa. (Fabio Pisano)