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CANTO DI EMIGRANTI

Con la miseria empimmo questa sacca,
e vi mettemmo un pugnello di grana,
il piccone rintocca con la zappa,
i figli nostri li abbiamo per mano.
Oggi non ci manc vino n pane;
la sera chiara, l'organetto suona;
c' un che di festa: ma senza campane!

O genti, se da voi avemmo torti,
ormai fu seppellito il bene e il male.
Dorma il padrone sul fresco guanciale
con la sua sposa, e non abbia rimorsi!
Addio campo, campo di spighe amare!
Il padre vecchio,non farlo penare.

Padre,per noi non aver temenza,
che l o qua sar sempre zappare;
sempre alla terra doversi specchiare,
questa la sorte di nostra semenza.
La faccia nostra ha colore di campo!
Dammi il fagotto,padre che sei stanco;
torna alla casa ed abbi pazienza.

E nostra madre vestita di nero
raccomandare tante cose vuole:
d'aver coraggio,d'aver pensiero...
Ma ora piange,n pu dir parole.
Ora nelle sue mani poverette,
dopo tanto pregare e faticare,
lacrime,per moneta,Iddio ci metta!
Ed ora andiamo:e tu suona compare.