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Comune di Camerino

Premio Ugo Betti per la drammaturgia XVI edizione

 

29 aprile 2016 – ore 17.30
Sala consiliare, Palazzo comunale Bongiovanni

convegno
“L’autore teatrale: dalla tradizione dialettale alla scena 2.0”

saluti del Sindaco Gianluca Pasqui

“Dal teatro dialettale al dialetto che si fa teatro”
Fabio Macedoni, autore

“La brevità nella lingua in diacronia”
Francesca Chiusaroli, Università degli studi di Macerata

“Il teatro nel web fra lingua standard e dialetto.
Un approfondimento su #teatroinduebattute”

Maria Laura Pierucci, Università degli studi di Macerata

a seguire la giuria composta da
Marco De Marinis (presidente), Pierfrancesco Giannangeli
(coordinatore del Premio), Massimo Marino e Gilberto Santini

ha proclamato vincitore della
XVI edizione del Premio Ugo Betti per la drammaturgia
il testo
PIOGGIA di Marco Pezza

e segnalato le opere:

IL CICLO DELL'ATROPO di Rino Marino
LA GABBIA ELASTICA di Riccardo Leonelli

Al termine proiezione
“Ugo Betti. La poesia racconta momenti di vita…
e descrive il nostro territorio”


progetto delle classi terze A/B della scuola primaria
plesso “Ugo Betti” di Camerino

con il contributo della

Il Premio Betti riparte dopo otto anni di pausa, grazie al rinnovato impegno dell'amministrazione comunale di Camerino e alla testardaggine di Pierfrancesco Giannangeli, senza la quale probabilmente non saremmo qui oggi.
Al bando hanno risposto in settantaquattro fra autori e autrici, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale, con alcune partecipazioni dall'estero. Va aggiunto che, solo a cose fatte, secondo il nostro regolamento, abbiamo scoperto fra i concorrenti i nomi di drammaturghi e attori-autori di entrambi i sessi affermati e molto presenti sulle nostre scene. Sicuramente un motivo d'orgoglio in più per noi.
In ogni caso siamo di fronte a un campione sufficientemente ampio, per ritenerlo rappresentativo delle tendenze in atto nella nostra drammaturgia e per cercare di sondarne lo stato di salute. Stato di salute, tanto vale dirlo subito, che non ci è sembrato tuttavia così florido come l'ampio numero di copioni pervenuti potrebbe indurre a pensare.
Un primo ordine di problemi posto da questo variegato corpus è quello basicamente linguistico-formale, proprio nel senso scolastico della grammatica, della sintassi e dell'ortografia. Un numero notevole dei testi presentati denuncia pecche gravi su questo piano: sintassi zoppicante, punteggiatura inesistente e/o scorretta, refusi e svarioni di ogni tipo, per esempio nelle parole in lingue straniere, in quantità spesso industriale; insomma una sciatteria formale inaccettabile in lavori presentati a un concorso pubblico di drammaturgia italiana! Quindi l'invito che rivolgo ai futuri partecipanti è quello a sorvegliare di più la scrittura, banalmente a rileggersi con maggiore attenzione prima di inviare. Non posso negare che molti copioni in gara sono stati messi da parte dalla giuria anche se non soprattutto per questa ragione.
Un secondo ordine di problemi è opposto e speculare al primo e riguarda la lingua, ma questa volta nell'accezione drammaturgica del termine. In effetti una ampia, amplissima fetta dei settantaquattro testi in gara, esente o solo molto marginalmente toccata dai limiti di cui si è appena parlato, è apparsa però affetta da un tasso eccessivamente alto di letterarietà e verbosità, talvolta circonfuse da un aura professorale ma sempre decisamente lontane da un parlato idoneo alla dimensione scenica e attoriale.
In due-tre casi, ci siamo trovati di fronte a veri e propri, virtuosistici tour de force: monumentali opere in prosa o addirittura in versi, corrette letterariamente, anche se basate su di una lingua quasi sempre un po' vecchiotta e modelli drammaturgici molto tradizionali, ma soprattutto sideralmente lontane da ogni possibile fungibilità teatrale.
Venendo ai temi, il corpus del Betti 2016 paga uno scontato pedaggio ad argomenti storici d'attualità per motivi diversi, dal Risorgimento a la Grande Guerra in particolare, o universali e sempre attuali come la Shoah e la resistenza antinazista (ben due testi sull'eroico gruppo cattolico della Rosa Bianca!), la lotta alla mafia da parte di eroi civili come Falcone (ho contato due copioni su di lui). Il tema religioso si conferma molto attraente e anche la fantascienza è non poco frequentata, anche se scarsamente confortati in genere, sia l'una che l'altro, da un'adeguata energia drammaturgica. Un'altra zona del corpus si caratterizza per tentativi quasi sempre poco riusciti di trasgressione e provocazione, che si limitano all'accumulo seriale di stranezze, violenze ed eccessi d'ogni tipo. Ma al di là degli effetti pulp e splatter, in realtà ben poco originali, a cui tanta letteratura e tanto cinema di consumo ci hanno abituato da tempo (con pochissime, notorie eccezioni d'autore), traspare sostanzialmente un conformismo di fondo che soggiace spesso ai peggiori luoghi comuni dell'ipermodernità (sessuomania, narcisismo, egolatria, culto della velocità, edonismo compulsivo, etc.).
Marco De Marinis

VERDETTO UNANIME

All'unanimità la giuria da me presieduta (e composta da Pierfrancesco Giannangeli, Massimo Marino e Gilberto Santini; oltre alla preziosa Donatella Pazzelli come segretaria) ha deciso di assegnare il premio al testo Pioggia, di Marco Pezza, e di segnalare alla pari La gabbia elastica, di Riccardo Leonelli, e Il ciclo dell'atropo, di Rino Marino.

PIOGGIA

Pioggia è forse il solo copione quasi del tutto immune dai molti limiti che ho segnalato in precedenza e in più ci è sembrato provvisto di una certa originalità nell'impianto e nello sviluppo del soggetto. Scritto bene, in un linguaggio secco, scarno, privo di fronzoli, immune insomma dalla verbosità che affligge invece, come si diceva, molti altri copioni. Una drammaturgia d'attore o comunque per l'attore, già predisposta alla scena e forse messa a punto o comunque collaudata proprio su di essa.
Cinque operai addetti alla manutenzione delle strade, quattro italiani più Osman, un immigrato turco, in una casa cantoniera lungo una statale dell'hinterland milanese. La vicenda si svolge di notte con la pioggia che batte incessantemente dall'inizio alla fine, vera e propria, martellante colonna sonora della pièce. Ci è sembrato appunto originale, esente da debiti evidenti verso autori noti o modelli correnti, il modo in cui l'autore (un trentenne, come abbiamo scoperto dopo) tratta temi scabrosi dell'attualità: la difficile convivenza multietnica, il sempre più complicato rapporto intergenerazionale, le xenofobie e i fascismi continuamente risorgenti. Si tratta di argomenti sui quali è facile prendere una piega scontata e di maniera. Qui invece il testo trasuda una violenza sottotraccia, trattenuta anche se sempre pronta a esplodere, mentre in realtà succede poco o niente in scena (il pestaggio del neofascista non è mostrato), come in certi drammi di Pinter o, diversamente, di Koltès. E l'autore non giudica mai i suoi personaggi, tantomeno intende lanciare facili messaggi.

IL CICLO DELL'ATROPO

Lo segnaliamo come un notevole esercizio di stile, un copione à la manière de, che riscrive Fin de partie con esiti iperbeckettiani, non esenti ovviamente da ironia anche se non immuni da un compiaciuto virtuosismo un po' fine a se stesso.

LA GABBIA ELASTICA

Lo segnaliamo per una confezione drammaturgica abilmente pluristilistica (compresi mascherate ed echi barocchi dal Siglo de oro spagnolo, ma forse anche da Kubrick) e piuttosto originale nel modo in cui tratta un tema scontato e teatralmente ingrato quale quello di poteri forti, lobby segrete e massonerie varie e del successo che dipenderebbe unicamente dal sottomettersi ad essi senza condizioni. Tuttavia il lavoro non è esente da scadimenti, soprattutto nel finale che manca sostanzialmente, e soluzioni effettistiche.

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Segreteria organizzativa: presso il Comune di Camerino
Corso Vittorio Emanuele II n. 17 62032 Camerino (MC)
Tel. 0737 634702 Fax 0737 630423
e-mail: cultura@camerino.sinp.net